Fast German - Corso di Tedesco online. Come imparare una lingua nuova ti cambia il cervello. Anche da adulto.

Da tempo sappiamo con quanta facilità i bilingui “assorbano” le lingue del loro ambiente. Ma quali sono gli effetti dell’apprendimento di una nuova lingua in un adulto?

Negli ultimi anni sempre più studi si sono concentrati in questo ambito e i risultati sono molto promettenti, anche se a volte non accolti con la dovuta attenzione. La linguista britannica Monika Schmid, docente all’università dell’Essex, ha rivelato un clamoroso fraintendimento della BBC e della stampa – Daily Mail, The Guardian – in un articolo dal titolo rivelatore: Non sei mai troppo vecchio per diventare fluente in una lingua straniera1. La linguista cita uno studio del 20182 in seguito al quale BBC e suddetta stampa affermarono con molta enfasi che passata l’età di dieci anni non si è più in grado di diventare fluenti in una lingua. Schmid fa notare che, addirittura, il termine fluente mancava nello studio in causa, pubblicato per la prima volta nel periodico Cognition. E, continua, c’è una buona ragione per questo. Infatti ai ricercatori non interessa tanto la questione dell’essere fluenti quanto gli effetti della e sull’età nell’apprendimento di una nuova lingua. Inoltre, la docente evidenzia che il significato di essere fluenti è quello di saper comunicare in una lingua con una certa naturalezza e senza sforzo sia per il parlante che per l’interlocutore.

Comunicare senza sforzo: come con degli amici attorno ad un fuoco.
Comunicare senza sforzo: come degli amici attorno ad un fuoco.

La differenza tra il/la bilingue e lo/a studente/ssa adulto/a

Partendo dall’essere fluente illustriamo le differenze tra un bilingue e lo studente di una seconda lingua adolescente o adulto, che qui per semplicità chiameremo “studente”. La linguista illustra l’aneddoto del presidente francese Macron in visita in Australia. Allorché questi vuole esternare la sua gratitudine nei confronti della moglie del primo ministro australiano, qualifica la first lady australiana come “delicious”, invece del più consono “delightful”. L’errore non rende l’inglese fluente di Macron meno “fluente”. Semmai rende Macron, in quel momento, una persona più simpatica. Quindi, facile intuire, che gli adulti che imparano una seconda lingua abbiano qualche difficoltà nella padronanza di alcuni aspetti del lessico o della struttura grammaticale, anche se semplici, come la “s” nella terza persona singolare (del presente) dei verbi inglesi.
Infatti una differenza tra il bilingue e il normale studente che impara più tardi una lingua è che il primo, sostanzialmente, non si distingue dal madrelingua. E lo stesso vale per la pronuncia e l’accento. In questi casi il bilingue è davvero avvantaggiato poiché risulta assimilabile al madrelingua vero e proprio.

In ogni caso, però, è stato provato che, nonostante qualche piccola imperfezione di poco conto, volendo con disciplina, regolarità e un apprendimento prolungato nel tempo, l’imperfezione può essere corretta. E quindi non ci sono limiti alla perfetta padronanza di una seconda lingua!

Ma non è finita qui. La professoressa Schmid sfata un altro mito molto diffuso. Quello che ritiene un bambino piccolo molto più veloce nell’apprendimento di un bambino con qualche anno in più o di un adulto. In alcuni studi sono state esposte persone di età differenti nello stesso lasso di tempo e con la stessa quantità di materiale. Ebbene, contrariamente a quello che i più crederebbero, i partecipanti adulti hanno avuto i migliori risultati, dall’inizio alla fine del percorso di apprendimento.
Quindi, ancora una volta, si è dimostrato che tutti possono diventare fluenti in un idioma a qualsiasi età e in tempi celeri se ci si dedica con la dovuta costanza.

Quello dell’età è un aspetto cruciale, poiché l’aspettativa di vita media è aumentata in tutto il mondo. E di conseguenza sono aumentati gli studi che hanno come oggetto il cambiamento cerebrale che si manifesta in questi studenti.
Cambiamento che è visibile e misurabile grazie alle moderne tecnologie a disposizione, come la Magnetic Resonance Imaging, MRI, con cui si possono mettere a confronto il cervello di un monolingue con quello di un bilingue.
Invecchiando le abilità cognitive come la memoria, le funzioni esecutive, la facoltà di trovare le parole adatte mostrano segni di decadimento. A livello neuronale questo si nota nell’atrofia cerebrale e nella diminuzione della materia grigia.

Con la scoperta della plasticità neuronale (più avanti ci sarà la definizione) si è compreso che un adulto, anche in età avanzata, non solo può imparare una nuova lingua senza problemi, ma è anche capace, attraverso questa attività, di contrastare le patologie neurodegenerative legate alla vecchiaia.

Una volta appurato che è possibile acquisire una buona padronanza di una seconda lingua, analizziamo quali sono i cambiamenti che avvengono nel cervello umano e quali benefici possiamo trarne.

Ma andiamo con ordine e vediamo da cosa è composto principalemente l’encefalo umano, cioè la materia grigia e la materia bianca.

La materia grigia
Il cervello è costituito dalla “materia grigia” composta a sua volta dai neuroni, con un corpo cellulare e i dendriti, e cioè le connessioni tra i neuroni.

La materia bianca
La materia bianca è un sistema di fibre nervose, che collega i quattro lobi cerebrali e coordina la comunicazione tra di loro e quindi aiuta il cervello a funzionare e imparare.

Cosa succede quando si usano due lingue?

Usare due lingue implica esercitare, e quindi aumentare, la funzione di controllo del cervello (o i processi cognitivi di controllo). Questa attività crea una riserva neurale (o cognitiva) con l’estensione di una rete cerebrale che si sovrappone alle regioni colpite negativamente dal processo di invecchiamento3. La riserva neurale ha un effetto neuroprotettivo contrastante le condizioni neurodegenerative come la demenza senile o l’Alzheimer. L’azione neuroprotettiva risulta più intensa di quella di un qualsiasi farmaco.

Questo risultato è stato confermato da un altro studio4 (2018) che ha dimostrato come il bilinguismo ha un effetto positivo sulla “materia bianca”, in quanto nel bilingue l’integrità di questa è maggiore5 garantendo riserve cerebrali maggiori. Queste, a loro volta, possono ritardare l’insorgenza dei sintomi di malattie neurodegenerative. Parlare due lingue apporta benefici anche a chi apprende una lingua in età più avanzata. Queste vantaggiose trasformazioni cerebrali si realizzano a prescindere dal livello di conoscenza di una lingua.

COSA SIGNIFICA ALLENARE IL NOSTRO CERVELLO E PERCHÉ DOVREMMO FARLO?

Molti studi hanno rilevato che imparare una nuova lingua risulta essere una delle attività più efficaci atte a potenziare le nostre capacità mentali. A tutte le età il nostro cervello gioverà di un aumento dei neuroni e delle loro connessioni. Citando uno studio6:

Il cervello possiede la straordinaria abilità di cambiare sia in modo funzionale che fisico oltreché di poter riconfigurare la propria struttura in risposta ad uno stimolo ambientale, un’esigenza cognitiva, o ad un’esperienza comportamentale.7

Questa proprietà è conosciuta come neuroplasticità o plasticità neuronale.

Cosa rende così efficace per il benessere del nostro cervello lo studio di una nuova lingua?

Nella formazione di nuove connessioni cerebrali e nel rafforzamento dei legami del sistema nervoso due sono i fattori determinanti: la novità – rappresentata dall’acquisizione di nuove parole, regole, strutture, costrutti grammaticali – e la pratica regolare – rappresentata dalle ripetizioni con cui di volta in volta edifichiamo nuova conoscenza su quella precedente. La combinazione di novità e pratica8 fa dell’apprendimento di una lingua straniera uno degli allenamenti più complessi ed efficaci per la nostra salute cerebrale, così vitale per noi e per chi ci è vicino.

Quali capacità concrete della vita quotidiana potenziamo?

I mutamenti plastici nell’encefalo umano che avvengono a seguito dell’apprendimento di una lingua straniera influenzano positivamente facoltà come l’empatia, la comunicazione, la creatività, la memoria (recall), la concentrazione, il rendimento scolastico e accademico.

Capacità comunicative ed empatia
Già nel lontano 1972 uno studio dimostrava che acquisire una lingua straniera potenziava l’empatia del disciente9. Infatti questo tipo di apprendimento ci aiuta a vedere le cose da una prospettiva diversa dalla nostra. La capacità di empatia a sua volta migliora il nostro modo di comunicare.

Creatività e flessibilità
Un aumento della creatività nella risoluzione dei problemi (problem solving) e nella flessibilità è stato dimostrato sia nei bambini bilingui che negli adulti che studiavano una lingua10.
La maggiore creatività sarebbe la felice conseguenza dei processi mentali necessari allo studio di una lingua straniera: la traduzione, il passaggio da una lingua all’altra (switching), la disciplina e la volontà di imparare ed adattarsi.

Memoria
L’impegno per la memorizzazione e l’aspetto della novità (nuove parole, regole e concetti) insieme a quello della pratica (la capacità di richiamarli alla mente (recall) durante la produzione delle attività linguistiche in aula, ad esempio), fanno in modo che, studiando e usando la nuova lingua regolarmente, la memoria diventi molto più performante. L’attività di apprendimnto potenzia sia la memoria a breve che quella a lungo termine.
Anche in questo caso, la ricerca scientifica11 mostra che i risultati positivi dei test accomunano tutte le fasce di età.

Concentrazione
Una settimana dedicata allo studio di una lingua straniera è sufficiente per ottenere un aumento della capacità di attenzione e di lucidità mentale12. I miglioramenti cognitivi sono stati riscontrati soltanto in coloro che erano impegnati in corsi di lingua straniera e non in partecipanti a corsi di altre materie. Inoltre essere costanti e regolari per almeno cinque ore di applicazione a settimana garantisce il mantenimento dei risultati.
Nello studio13 i partecipanti avevano un’età compresa tra i diciotto e i settantotto anni. L’aumento nella durata dell’attenzione è stata riscontrata a tutte le età.

Rendimento accademico
In una meta-analisi14 – a confronto sono stati messi venti studi – sull’impatto dello studio di una lingua sulla prestazione accademica si è visto che le studentesse e degli studenti bilingue ottenevano migliori risultati in materie fondamentali come quelle scientifiche e, quindi, nella matematica, rispetto ai loro compagni monolingui.

Conclusione
I benefici che ci apporta lo studio di una nuova lingua sono molteplici e di natura diversa. Questa attività è considerata a livello scientifico tra le più complesse ed è anche per questo che mi piace considerarla uno di quei fattori che contribuiscono allo sviluppo personale e che può prevenire i disturbi e le patologie legate all’invecchiamento.
I vantaggi sono di molteplice natura. A livello personale avrai benefici relazionali, per cui ad esempio, acquisirai innanzitutto maggiore sicurezza di te, avrai la possibilità di fare nuovi amici anche e soprattutto nei paesi che visiterai, ma non solo. Diventerai più aperto e tollerante.
Per quanto riguarda i benefici professionali, se vuoi lavorare o se lavori in un’azienda internazionale avrai una marcia in più rispetto ai tuoi colleghi, anche se, oggi e ormai da tempo , risulta difficile che un’azienda assumi personale monolingue. La conoscenza almeno dell’inglese è presupposto fondamentale.
E godrai di vantaggi culturali, in quanto l’esperienza di viaggiare verrà amplificata potendo interagire con il locali e uscire dai soliti percorsi turistici.

  1. Monika Schmid, You’re Never Too Old to Become Fluent in a Foreign Language [= Non sei mai troppo vecchio per diventare fluente in una lingua straniera|]. Cognition, 2018. ↩︎
  2. A critical period for second language acquisition: Evidence from 2/3 million English speakers. Cognition, 2018. ↩︎
  3. Le Li, Jubin Abutalebi, Karen Emmorey, Gaolang Gong, Xin Yan, et al. How Bilingualism Protect the Brain From Aging: Insights From Bimodal Bilinguals, 2017. ↩︎
  4. John A.E. Anderson et al., Effects of bilingualism on white matter integrity in older adults, 2018. ↩︎
  5. Ibid.: “Bilingualism can delay the onset of dementia symptoms and has thus been characterized as a mechanism for cognitive or brain reserve, although the origin of this reserve is unknown. Studies with young adults generally show that bilingualism is associated with a strengthening of white matter.” ↩︎
  6. Peng Li et al., Neuroplasticity as a function of second language learning: anatomical changes in the human brain, 2014. ↩︎
  7. The brain has the straordinary ability to functionally and physically change or reconfigure its structure in response to environmental stimulus, cognitive demand, or bahavioral experience. (T.d.A.) ↩︎
  8. Thomas H. Bak et al., Novelty, Challenge, and Practice: The Impact of Intensive Language Learning on Attentional Functions, 2016. ↩︎
  9. Alexander Z. Guiora et al., Empathy and Second Language Learning, 1972. ↩︎
  10. Bencie Woll, Li Wei, Cognitive Benefits of Language Learning: Broadening our Perspectives, Final Report to the British Academy, 2019. ↩︎
  11. Scott R. Schroeder and Viorica Marian, A Bilingual Advantage for Episodic Memory in Older Adults, 2012. ↩︎
  12. Ibidem. ↩︎
  13. Novelty, Challenge, and Practice: The Impact of Intensive Language Learning on Attentional Functions, 2016. ↩︎
  14. Bencie Woll, Li Wei, Cognitive Benefits of Language Learning: Broadening our Perspectives, Final Report to the British Academy, 2019. ↩︎
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